PDL 116 – Approvato

Ultimo minuto:

Il PDL 116 , “Applicazione della “Convenzione Quadro per la protezione delle minoranze nazionali”, viene approvato dal consiglio regionale del Veneto con 27 voti favorevoli, 16 contrari e 5 astenuti.

Hanno votato SI :

BASSI – CONTE – BARBISAN R. – CIAMBETTI – COLETTO – FINCO – FINOZZI – FORCOLIN – GIDONI – MARCATO – MONTAGNOLI – POSSAMAI – SEMENZATO – GUADAGNINI – NEGRO – BARBISAN F. – BORON – BOTTACIN – BRESCACIN – CALZAVARA – GEROLIMETTO – LANZARIN – MICHIELETTO – RIZZOTTO – SANDONA’ – VALDEGAMBERI – VILLANOVA

Astenuti :

ZORZATO – BERLATO – BARISON – DONAZZAN – GIORGETTI

Hanno votato NO :

FERRARI – GUARDA – CASALI – BALDIN – BARTELLE –  BERTI – BRUSCO – AZZALIN – FRACASSO – MORETTI – PIGOZZO – RUZZANTE – SALEMI – SINIGAGLIA – ZANONI – ZOTTIS

 

 

Referendum costituzionale del 4 dicembre 2016

Votiamo NO !

VOTIAMO NO a questa riforma che accentra tutto a Roma privandoci della nostra responsabilità di gestire il nostro presente e il nostro futuro !

VOTIAMO NO per non diventare prigionieri dei poteri finanziari!

VOTIAMO NO per restare liberi !

VOTIAMO NO per poter continuare il percorso verso la nostra indipendenza !

WSM
Indipendenza Noi Veneto – Noi Veneto Indipendente

Replica a Federico Moro sulla battaglia di Lissa

Pubblichiamo la replica del Prof. Avv. Lorenzo Fogliata a  Moro.


Caro Moro,
con piacere utilizziamo la forma più confidenziale.
Ti confesso che non so da dove iniziare.
Al di là delle opinioni, paventavo due argomenti da parte tua, ma davvero confidavo nel fatto che non li avresti utilizzati; questo proprio perché proveniamo entrambi da una solida comune formazione classica (la scuola comune che tu richiami) e, dunque, non cadiamo facilmente in trappole retoriche.
Ed invece mi sbagliavo. Li hai utilizzati entrambi.

 battaglialissa

Il primo si chiama tecnicamente l’avvelenamento del pozzo e consiste nel creare un pregiudizio sull’avversario prima ancora di confutarne l’argomentare: argumentum ad hominem o ad personam, una delle espressioni classiche della fallacia logica . Per concretizzare, tu esordisci con l’apologia dello storico, categoria di persone serie e preparate, possibilmente laureate in Storia, che padroneggiano documenti ed archivi, in contrapposizione a chi non lo è; ovvero non è laureato in Storia e non ha, come tu dici, gli “strumenti intellettuali” per affrontare la materia. Occhio lettori che Fogliata è tra questi ultimi, non è un addetto ai lavori.
Con questa gustosa premessa, molto simile all’italico “lei non sa chi sono io”, non si va lontano. Le tesi si confutano per ciò che sono, non per chi le dice. E’ finito, Moro, il tempo dell’esoterismo universitario. Soprattutto in materie quali la Tua, dove chiunque può cimentarsi con la conoscenza; ma è necessaria tanta logica, della quale molti sembrano del tutto sprovvisti. Braudel scriveva che lo storico è un saccheggiatore di tutte le materie possibili, soprattutto quelle sociali. Tu, per esempio, mi conquisti quando discetti di geostoria. Rimasi affascinato dal tuo modo di narrare l’evoluzione dell’assetto idrico del Veneto e l’origine e lo sviluppo delle antiche vie di comunicazione.
Ma se me lo consenti, manca a te, come alla maggior parte, la conoscenza del diritto, che costituisce la base prima per comprendere qualunque consorzio sociale.
A mio modesto parere, per esempio, parlare di Veneta Repubblica senza conoscerne a fondo l’ossatura giuridica è vaniloquio. Solo Cozzi ebbe questa intuizione, non per caso essendo il più profondo conoscitore della Repubblica. Non basta. Solo un giurista, poi, può discernere, attraverso i documenti di un processo o l’osservazione dello sviluppo sociale, la differenza tra la lettera della legge e le sue ricadute pratiche ed applicative, la sua reale osservanza, il suo rapporto con la politica. Solo così emerge la reale natura di un fenomeno statuale.
Non è chiudendosi in archivio per un po’ e studiando le carte di una ventina di processini, per poi pubblicare un libricciuolo, magari con l’appoggio di un barone o di una consorteria politica, che si può aver l’ardire di aver compreso e di poter illustrare – con metodo induttivo, se non abduttivo – la reale natura dello Stato Veneto.
Come vedi, gli argumenta ad personam si possono ribaltare. Come tutte le fallacie, sono armi a doppio taglio; se le usi puoi farti male.
Il secondo è Wikipedia. Quando l’ho citata sapevo di prestare il fianco, ma, dato il tipo specifico di citazione, non ho fornito giustificazione della fonte dozzinale appellandomi, con te, al noto intelligentibus pauca.
Ed invece puntualmente mi fai la reprimenda. La fonte della mia citazione è la seguente: “ANNO – AustriaN Newspapers Onlinenc (ANNO è il virtuale sala di lettura quotidiano della Biblioteca Nazionale Austriaca), in Historische österreichische Zeitungen und Zeitschriften online, Österreichische Nationalbibliothek. URL consultato il 1º giugno 2012″. Insomma, ci vuole buon senso. la consultazione informatica non è costituita solo di bufale. E’ la cernita delle fonti che conta.


Ho esaminato l’elenco dei morti e feriti e la fonte, anche in considerazione delle mie pregresse conoscenze su Lissa, e mi sono parsi e mi paiono tuttora del tutto attendibili e serie. E’ stata una citazione ponderata. Ovvio che non sia utilizzabile per una pubblicazione, ma per la nostra discussione sì, viva Iddio! Se esamini la pagina web che cito ti accorgi che non è affatto meno attendibile degli elenchi forniti dal mio caro compagno di classe Alessandro Marzo (che purtroppo non vedo da molti anni, ma che seguo con affetto).
Ho molto da dirti.
Questa è solo la premessa metodologica, sperando che ci possiamo confrontare sugli argomenti con schiettezza e senza dire “lo storico sono io” o “il giurista sono io”, giacché, in tal caso, addio confronto.
Ti anticipo solo questo: insisti sulla minoranza veneta a Lissa e citi persino Marzo. Ma – insisto – è una tua mera invenzione, una tua convinzione interiore, una tua partigiana posizione che tenti di trasformare in argomento.
Persino Marzo, ovvero la tua citazione, ti smentisce apertamente. Egli tenta un conteggio dei decorati e giunge ad individuare 233 ex sudditi della Serenissima (così li definisce) contro 234 “altri”. Dunque, quasi il 50%! Nessuna minoranza. Ma se pensi che la lingua franca veneta era parlata correntemente da ragusei, fiumani, triestini, goriziani, istriani orientali, il conteggio supera le 281 unità. Ed in mare era LA lingua, per antonomasia.
Che Tegethof parlasse correntemente il veneziano, che scherzasse in veneziano, che bestemmiasse in veneziano è provato da fonti innumerevoli, persino di matrice tedesca che ti svelerò prossimamente.
Tu comprendi che, di fronte a questi dati dal peso schiacciante, la tua lezioncina sulla lingua ufficiale, il tedesco, è ingiuriata dallo stesso solco che separa molte norme dalla loro concreta applicazione. E’, dunque, un’osservazione giusta, sul piano normativo, ma che rinuncia alla ricerca della verità ed al buon senso in favore di una tesi precostituita.
E non è leale dire che io sostenga che la lingua ufficiale fosse il veneto. Io ho sempre detto che il veneto era la lingua di fatto, ufficiale o no. Che la lingua indicata dalle norme fosse il tedesco lo sanno anche i sassi. Ma sulle navi le ciurme parlavano veneto e gli ufficiali, se volevano farsi intendere, dovevano conoscerlo. Certo Moro: anche nei mari del Nord nel 1864!
Non vedo l’ora di rispondere anche a tutte le altre tue asserzioni.
Attendo il confronto pubblico con entusiasmo.


Un saluto affettuoso
Renzo Fogliata